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martedì 2 ottobre 2012

Pakora di verdure, antipasto Indiano


Nella borsa della spesa:
Per la pastella:
200 g di Farina di ceci
1 cucchiaino di Sale
½ cucchiaino di Bicarbonato di sodio
½ cucchiaino di Peperoncino rosso in polvere
circa 1,5 dl di Acqua

Per friggere:
olio di arachidi q.b.

Le verdure:
120 g di Cipolle
120 g di Zucchine
120 g di Melanzane
120 g di Patate
100 g di cimette di Cavolfiore


Nota:
Così come da ingredienti, questo è un validissimo antipasto (o finger food) assolutamente glutenfree. Lo consiglio vivamente a quanti di voi stanno pensando o progettano già un menù per un loro caro che non và d’accordo con il glutine delle farine più comuni.

In cucina con Pecorella:
Il mio validissimo aiuto in cucina è stato il libro “Sapori d’Oriente” che fa parte della mia biblioteca culinaria e che mi racconta di tutti quei sapori, dall’India al Giappone passando per la Cina, che tanto amo.

Vi racconto il “come fare”:
Versate la farina di ceci, il peperoncino, il sale, il bicarbonato e l’acqua in un mixer. Azionatelo a bassa velocità e ricavate una pastella omogenea che terrete da parte.
Pulite e mondate le verdure, affettatele a fette non troppo sottili quindi immergete pochi pezzetti alla volta nella pastella.
Ponete sul fuoco una padella con dell’olio, in ricetta e come vi ho riportato ne “la borsa della spesa” è consigliato l’olio di arachidi. Scaldate bene l’olio quindi friggete le vostre pastelline di verdura facendole dorare da entrambi i lati.
Scolate i pakora con una schiumarola, disponeteli prima su carta assorbente poi sul vostro piatto da portata e servite ben caldi.


Un pizzico di :
Continuano le mie incursioni nel mondo asiatico, per gustare cibi che già conosco e che amo, come il chapati, ma che fatti in casa – come tutto – assumono più gusto.
Cucinare, a mio avviso, è un gesto semplice perché fa parte della nostra cultura, di quella necessità che ogni uomo ha di sfamarsi, ma al contempo è un gesto complesso se fatto seguendo una serie di regole che portano alla realizzazione di piatti raffinati. Ci vuole tanta concentrazione, ci vuole passione e una certa predisposizione a “donarsi”… donare parte del proprio tempo.
Infatti difficilmente si cucina piatti elaborati solo per se stessi, in genere lo si fa per ospiti e familiari, per quella voglia di portare in tavola una carezza amorevole e solo nostra.


Questa, o meglio… questi pakora sono la mia carezza amorevole rivolta solo al mio buongustaio: li adora, davvero, ne è così ghiotto che rientrando a casa, se ne sente il profumo, spunta in cucina con un sorrisone da gatto sornione, e a me questa cosa piace proprio tanto