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mercoledì 30 novembre 2011

Strenne di Natale, ricette di una lettrice e fase finale

Siamo ormai agli sgoccioli di questa bellissima quanto appagante avventura ed io non smetterò mai di ringraziare tutti i partecipanti per le ricette meravigliose che hanno inviato.
Un contest, una gara, ma anche un modo per preparasi alle feste e all’atmosfera calda del Natale, ecco cosa è stato per me questo mese e mezzo (quasi) di raccolta. Ho atteso, gustato, commentato, ammirato tutte le delizie che mi avete segnalato e poi ho stilato l’elenco (non temete, entro domattina anche le ultime ricette arrivate saranno inserite).
Tutte le vostre ricette sono finite on-line sul giornale Scelte di Gusto ed ora passeranno al vaglio dalla giuria composta da Andrea Piovesan (Editore di Scelte di Gusto) e Antonio Fiasconaro (Giornalista, vincitore del concorso "Penne all'Agrodole", edizione 2002). Loro sceglieranno le 18 finaliste che accederanno alla fase due: la votazione direttamente sulle pagine del giornale. Fase di voto che si chiuderà il 31 Dicembre decretando ben sei vincitori.
Fino alla mezzanotte di oggi accoglierò ricette partecipanti, domattina aggiornerò l’elenco con le ultime arrivate (tra ieri ed oggi) poi passerò il testimone a Scelte di Gusto che ringrazio per la qualità dei premi messi a nostra disposizione. Ricordo ancora a tutti voi che è fondamentale iscriversi al giornale, votare e farsi votare perché i premi ne valgono davvero la pena!

Vi lascio con il mio più grande in bocca al lupo e con queste meravigliose ricette, partecipanti alla gara, che mi arrivano dalla lettrice Sara Fusco che ringrazio!

Scarola imbottita


La scarola imbottita rappresenta un piatto tipico della cucina napoletana La tradizione vuole che sia presente su tutte le tavole nel cenone della vigilia e in tutte le feste natalizie. Per la loro preparazione è consigliato l’uso della scarola liscia, non di grandi dimensioni, quelle che nascono in autunno/ inverno perché hanno le foglie più tenere.

Ingredienti per 4 persone
4 cespi di scarola liscia
8 filetti di alici sott’olio
100 gr olive di Gaeta
50 gr pinoli
50 gr uvetta sultanina
50 gr capperi
2 cucchiai formaggio pecorino grattugiato
Olio EVO
Uno spicchio aglio

Procedimento
Lavate per bene le scarole, lasciandole intere e togliendo loro le foglie esterne. Scuotetele in modo da eliminare l’eccesso d’acqua ed apritele delicatamente sul tavolo. Disponete al centro di ognuna le olive snocciolate, due filetti di alici, una manciata di capperi, una di pinoli ed una di uvetta fatta rinvenire in precedenza in un po di acqua tiepida. Aggiungete un po di aglio tritato, una cucchiaino di pecorino ed un pizzico di sale. Richiudete le scarole e legatele con dello spago da cucina per non far fuoriuscire il ripieno. Versate l’olio in una teglia e fatevi rosolare le scarole, dolcemente, per qualche minuto. Aggiungete un bicchiere d’acqua, coprite e cuocete a fuoco moderato per una ventina di minuti. Generalmente vengono consumate come una sorta di antipasto o come una ulteriore seconda portata. Sono ottime anche fredde.

Scauratielli, antiche zeppole natalizie


Le zeppole rappresentano uno dei più antichi e poveri dolci della cucina napoletana. Questa tradizione oggi resiste solo nella penisola sorrentina, dove in molte famiglie, si preparano questi dolci specialmente nel periodo natalizio. .Gli scauratielli sono delle ciambelline fritte, preparate con un impasto composto di farina, acqua, latte e anice, e cosparse di miele e di confettini molto piccoli di tanti colori, che a Napoli chiamiamo "diavulilli" e che fanno tornare alla mente le decorazioni multicolore dell'albero di Natale. Fino agli inizi del secolo scorso, girava per le strade e i vicoli del centro storico di Napoli, la "zeppolara" venditrice di zeppole, non solo dolci ma anche nelle versioni "salate", che nelle feste natalizie vendeva queste zeppoline friggendole nello strutto al momento e le serviva ricoperte di miele.

ingredienti per circa 100 zeppoline
- 5 tazze d’acqua,
- 5 tazze di farina,
- gr 200 circa di latte,
- 1 pizzico di sale,
- un po’ d’anice,
-1 scorza di limone,
- 1 Kg. di miele
- buccia di limone,
- anice q.b.

Procedimento:
Mettere acqua, latte,anice e sale in una capiente pentola sul fuoco. Appena inizia il bollore versate in un sol colpo la farina setacciata. Mescolate con un cucchiaio di legno il composto sul fuoco, fin quando si staccherà dalle pareti della pentola. Versate quindi la pasta sul piano di lavoro leggermente unto di olio, e lavoratela energicamente fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea. Tagliatela allora a pezzettini e arrotolatela con le mani in modo da ottenere dei bastoncini di circa 15 cm di lunghezza e dategli la forma della lettera elle. Preparatene poche alla vota così da evitare che la pasta si indurisca in superficie. Pungetele più volte con i rebbi di una forchetta. Friggetele in abbondante olio bollente e fatele asciugare su carta da pane. Immergete poi le zeppoline nel miele che avrete,in precedenza, cotto sul fuoco unendovi la buccia di limone e d'arancia. Cospargetele coi "diavulilli" .

Profumo di Natale : I Follovielli


A Napoli e in Campania è uso terminare i pranzi del periodo natalizio con le cosiddette “ sciosciole “. Le sciosciole non sono altro che un cesto o altro tipo di contenitore, ripieno di noci, nocciole, datteri, fichi secchi di tutti i tipi, castagne secche, prugne secche, che vengono consumate appunto a fine pasto, da tutta la famiglia riunita intorno al tavolo. Un tempo, non potevano mancare tra le sciosciole i profumatissimi follovielli, fagottini di foglie di agrumi (limoni) ripieni di uva passita e arancia candita. Questa squisitezza, tipica della costiera sorrentina e, con qualche piccola differenza, della riviera dei cedri, nel cosentino, è in sostanza introvabile nel resto d’Italia. Nella costiera sorrentina, sono prodotte solo da poche aziende artigiane locali, che hanno il loro mercato principalmente all’estero e in sostanza non sono più preparate in casa. Le origini dei follovielli sono antichissime, risalgono al periodo romano, dove, però erano preparati con foglie di platano, di vite o di fico.
Il termine “ folloviello “ deriva, etimologicamente, da “ follare “ cioè pigiare oppure da “ folliculus “ che significa sacchetto. La lavorazione è la stessa da circa duemila anni, se non per l’utilizzo del forno elettrico al posto di quello a legna. Ma veniamo alla preparazione:

Ingredienti:
Foglie di limone
uva passita ( possibilmente di pantelleria )
vino bianco
Scorzette di arancia candita
Steli di rafia

Procedimento:
Lavate più volte accuratamente le foglie di limone, quindi asciugatele. Portate a ebollizione due / tre bicchieri di vino bianco, e fateci bollire per alcuni minuti l’uva passita. Mettete della carta da forno su una teglia e versatevi l’uva cotta nel vino, e infornatela in forno moderato (non più di 100 ° ) per un paio di ore in modo da far asciugare l’uva passita ed eliminare l’umidità. Disponete le foglie di limone sul tavolo e intrecciatele a spina di pesce, o comunque in modo da poter poi richiuderle a mo di fagottino. Disponete al centro delle foglie un mucchietto di uva passita e uno di scorzetta d’arancia, richiudete il tutto e avvolgete i follovielli con della rafia o altra fibra vegetale. Ripassate in forno moderato per 15/20 minuti i follovielli e poi potete conservarli in un contenitore con coperchio per deliziare il vostro palato ed il vostro olfatto nel periodo natalizio!