martedì 27 luglio 2010

Risotto al cantalupo

Un melone retato, o “reticolato” come carinamente lo chiama il buongustaio, a cantare nel frigo per ammazzar la solitudine che in questi giorni avvince gli scaffali della mia dispensa. Giorni di caldo e malavoglia, i fornelli non mi fanno sentire il loro richiamo e l’unico desiderio è quello di proiettarmi alle tanto agognate vacanze che quest’anno di vera canicola tarderanno a farsi gustare.
Andrò in ferie solo per fine agosto e fino ad allora capisco che non è affatto positivo continuare ad alimentarmi con gelati, insalate e roba fredda così qualche sera fa ho acciuffato quel melone retato, o cantalupo che dir si voglia, ed ho sperimentato dando vita ad un risotto molto particolare e dal gusto delicato.

Ingredienti:
200 gr. di Cantalupo
200 gr. di Riso carnaroli
1 Cipollotto
Vino bianco per sfumare
1 noce di Burro
2 cucchiai di Parmigiano grattugiato
100 gr. di Prosciutto crudo
Olio evo, Sale e Pepe q.b.

Per il brodo:
La buccia del Cantalupo
1 Cipolla
3 Pomodori maturi
Sale, Pepe, Curry


Procedimento:
Privare il cantalupo della buccia e dei semi, ridurlo a quadretti e tenerlo da parte. In una casseruola versare la buccia del melone ridotta a pezzetti grossolani, una cipolla sminuzzata, alcuni pomodori maturi tagliati a pezzetti, circa 1 litro di acqua, un pizzico di curry, salare e pepare a piacimento quindi portare sul fuoco e attendere che vada in ebollizione. Questo sarà il brodo con cui annaffieremo il risotto, andrà dunque filtrato magari con l’ausilio di una schiumarola.
In una seconda pentola passare il cipollotto sminuzzato e un giro d’olio evo, porre sul fuoco e attendere che la cipolla inizi a soffriggere e a dorarsi quindi aggiungere il riso e lasciarlo tostare alcuni minuti. Sfumare con circa mezzo bicchiere di vino bianco, attendere che il vino evapori poi iniziare a bagnare il risotto con il brodo bollente. A metà cottura controllare il livello di sapidità e se necessario regolare di sale e di pepe il risotto poi aggiungere in pentola il cantalupo a dadini che avremo fino a quel momento tenuto da parte. Terminare la cottura, aggiungendo di tanto in tanto il brodo, il risotto potrà essere mantecato con una noce di burro e il parmigiano grattugiato. Spegnere il fuoco e lasciar riposare un paio di minuti quindi servire su un letto di prosciutto crudo.

domenica 18 luglio 2010

Gelo di Anguria speziato

…alla cannella, alle scorze d’arancia, alla vaniglia
Ho sempre amato l’anguria, è un gusto che risiede nella mia memoria da così tanto che non riesco proprio a rammentare il primo morso. Di tanti cibi potrei raccontarne la scoperta, alcuni alimenti ho imparato a mangiarli crescendo, ma l’anguria no… fa parte della mia storia come una cartolina in color seppia dai contorni mangiati dal tempo e lui sta lì, mio nonno - quello stesso che mi ha dato sangue, cognome e non un bacio, mai nel non averlo nemmeno conosciuto, che mi avrebbe amato come sempre precisa mio padre con un pizzico di rimpianto e lacrime a bagnare ciglia per averlo perduto troppo presto – in quella stessa cartolina con il suo cappello e il vestito della festa appariva così
Il mio nonnino, a me caro solo nei ricordi d’altri, era tante cose, tra queste era anche agricoltore e coltivava le sue angurie in una terra grande, così tanto da non poterla abbracciare con un solo sguardo. Mio padre da piccolo spaccava l’anguria scelta dopo averla battuta con la mano, a lui quel suono di tamburo particolare parla, aiutandosi con una pietra e nello stesso campo si dissetava mangiando o bevendone, che dir si voglia, l’anima: il centro, la parte dolce e saporita, la parte che si divide equamente in tutte le fette.

Ecco, l’anguria in casa mia è un rito: si guarda, si batte, si ascolta, si sceglie, si porta a casa e si taglia, si assaggia e si commenta, si lascia riposare al fresco e poi si affetta e guai a sbagliare e a non distribuire equamente il dolce centro del suo sapore.
Noi siamo certamente frutto delle nostre scelte, ma siamo anche un tassello in più in quella storia personale che accompagna ogni albero che in ramificazioni cresce e dona vita a nuove gemme.
L’anguria fa parte della mia storia, diviene parte della storia di colui che mi accompagna, sarà racconto per i miei figli quando di quel bisnonno guarderanno foto e sapranno che tra tante cose era anche un bravo agricoltore.

Ingredienti per il gelo:
1 Litro di polpa di Anguria
120 gr. di Zucchero
90 gr. di Amido
20 gr. di Cioccolato fondente in scaglie o gocce
1 bacca di Vaniglia
Cannella in polvere e scorze d'arancia per decorare

Ingredienti per frolla speziata alla cannella:
500 gr. di Farina 00
50 gr. di Fecola di patate
100 gr. di zucchero a velo
3 gr. di Cannella macinata fresca
200 gr. di Burro
2 Uova intere
50 gr. di Latte (equivalgono ad 1 tazzina da caffè)

Procedimento:
Per la frolla - miscelare le polveri, aggiungere il burro a cubetti e iniziare a manipolare fino a farlo sciogliere. Aggiungere all'impasto il latte, amalgamare, e per ultimo le due uova, mescolare e lavorare il necessario affinché la pasta risulti uniformemente aggregata. Dare all'impasto la forma di una palla, avvolgere questa con pellicola trasparente e riporre in frigorifero a riposare per almeno mezz'ora. Preriscaldare il forno a 180°C, ungere con del burro e infarinare una teglia da crostata, distendere l'impasto nella tortiera fino a coprire tutta la base e i bordi. Foderare la base del dolce con un foglio di carta alluminio e disporvi sopra dei legumi (evitano di far lievitare l'impasto in forno), quindi infornare la teglia e cuocere per 20 minuti. Trascorso tale tempo, scoprire la base della crostata eliminando il foglio di alluminio con sopra i legumi e terminare la cottura in forno per altri 5 minuti.
Per il gelo – pulire e snocciolare circa due chili di anguria, recuperare solo la polpa pulita da ogni seme e passarla al passa verdure. Misurare il volume di succo e polpa ottenuto e regolarsi con gli ingredienti tenendo conto che per 1 L di polpa, che verseremo in un tegame, vanno aggiunti 120 gr. di zucchero (anche di canna se lo si preferisce), mescolare bene e aggiungere 90 gr. di amido per dolci, mescolare e accendere il fuoco a fiamma molto moderata.
Attendere che il succo inizi a bollire e continuare a mescolare, ora incessantemente, fino a quando il gelo non si sia addensato: servono dai 3 ai 5 minuti di cottura sotto bollore.
Spegnere la fiamma e aggiungere l'interno della nostra bacca di vaniglia che servirà a dare aroma e profumo al gelo. Lasciare intiepidire quindi aggiungere il cioccolato fondente in scaglie o gocce e versare il gelo o sulla crostata o negli appositi stampi da budino.
Una volta raffreddato completamente, il gelo va passato in frigorifero e fatto gelare bene. Al momento di servire si può guarnire con, a scelta, scorze d'arancia candita, canditi vari, cannella, cioccolato, granella di pistacchi o nocciole, fiori di gelsomino.

...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

giovedì 15 luglio 2010

Il Festino per Santa Rosalia


Una data, quella del 15 Luglio, che per i Palermitani rappresenta una festa che si segna in rosso sul nostro calendario tanto da far vacanza a lavoro, uffici pubblici chiusi e negozi con le saracinesche abbassate.
In verità il festino si svolge la sera del 14 e si protrae per tutta la notte, è un rito in cui il culto religioso si mischia a quel sapore pagano che un pò tutte le processioni centenarie donano. Centenaria lo è questa festa, risale agli inizi del '600 e si perpetua nel tempo, invocando la santuzza, sparando in quel miracolo che si rinnova, lo stesso miracolo che lavò via la peste sanando una Palermo seicentesca dal suo male.
Oggi le spoglie della santa, ritrovate in una grotta sul quel Monte Pellegrino maestoso e geologicamente stanco che si affaccia sul golfo di Palermo da un lato e sulla baia di Mondello dall'altro, dimorano proprio in quello stesso luogo ove furono rinvenute e dove un santuario sorse a rammentarne la memoria.
E' la nostra santa protettrice, Rosalia, e non bisogna necessariamente amar la religione per amare lei e per festeggiare il sorgere di ogno nuovo 15 di Luglio.


Porta via la peste Rosalia
porta via quel male che attanaglia la tua gente
con il tuo bel volto continua ad amare un ideale
non venderti mai, non cedere e io non cederò.
Queste le parole che ho rivolto a te nella serata di ieri accendendoti quel cero che sa di rito antico.


Il Festino si svolge grossomodo così:
la notte del 14 comincia un corteo dal Palazzo dei Normanni, lì sul carro la Santuzza guarda la città. Il carro tende ad essere sempre più opulento e addobbato, questo simboleggia il trionfo di Rosalia sulla peste. Quest'anno a precedere il carro della santuzza hanno sfilato dei carretti siciliani, con le tipiche pitture, i cui cavalli sfoggiavano dei grossi pennacchi.

La prima tappa è davanti la Cattedrale di Palermo poi lungo Corso Vittorio Emanuele (definito anticamente il Cassaro, ne ho ritrovato la stora su un libro di Natoli "I Beati Paoli"), la Santa attraversa i Quattro Canti e al grido di "Viva Palermo e Santa Rosalia" il corteo continua verso Porta Felice e giunta al mare, intorno alla mezza notte, iniziano i fuochi d'artificio che mettono fine alla manifestazione.


Le vie annesse, tutta la maria, la via sul mare, e tuti i chioschi stabili o provvisori, ovvero portati e montati per la festa, vendono leccornie e piatti della tradizione come i babbaluci che traducendo ammetterò che trattasi di Lumache.

mercoledì 14 luglio 2010

Collana in cotone


Una nuova creazione a cui ho dato vita, si tratta di una collana in cotone sfondo bianco e motivo floreale sui toni dell'azzurro. La chiusura è realizzata con asola e bottone a forma di fiorellino del colore dei decori.

Nodi e pietre tonde all'interno danno l'effetto di una collana di perle in stoffa ed è lunga circa 40 cm.

E' stata realizzata da me a mano, quindi è un modello unico ed il regalo per una amica che domani compie gli anni: Auguri Meg!

martedì 13 luglio 2010

Melanzane ‘mbuttunate

Un nome usato nella tradizione della nostra terra per identificare un particolare ripieno per delle minuscole melanzane nere.


In casa nostra si cucinano da sempre così e il sughetto che le accompagna viene usato come condimento per la pasta, il pranzetto si trasforma in un tema di profumi e sapori che si accordano sulle stesse note e regalano un piacere a tratti delicato, a tratti così deciso da esser ricordato.

Ingredienti:
1 Kg di Melanzane nere di taglia piccola
1 spicchio d’Aglio ridotto a pezzetti
5 foglie di Menta spezzettate
50 gr. di Caciocavallo stagionato, salato, a cubetti
1 L di salsa di pomodoro fresca e aromatizzata al basilico
Olio per friggere, meglio se olio evo
Sale grosso e pepe nero


Procedimento:
Pulire le melanzane privandole del cappello e di piccole parti di pelle cosi come in figura

Praticare sulla parte delle melanzane priva di pelle delle feritoie, saranno due o tre a seconda della grandezza della melanzana. Salare questo lembo di ortaggio privo di pelle e inserire nelle feritoie, da una parte un pezzetto di aglio e un pezzetto di menta, dall’altra parte un tocchetto di caciocavallo


Una volta ‘mbuttunate le melanzane, scaldare in una padella dell’olio e friggerle fin quando le parti con le feritoie risulteranno dorate.
Infine passare le melanzane prima su carta assorbente e poi cuocerle nel sugo caldo per circa 15 minuti.

domenica 11 luglio 2010

Collana in chiffon blu notte


Ieri ho dato vita a questa mia creazione, pensando alle serate estive e al desiderio di impreziosire la silouette con un accessorio moda innovativo e unico.

Si tratta di una collana in morbidissima ed elegante stoffa, indicata in particolare per la sera essendo in delicato chiffon.

Le rifinitore sono operate con perline madreperlate, la chiusura è impreziosita con una paillette gioiello.

La collana è di color blu notte, nodi e pietre tonde all'interno danno l'effetto di una collana di perle in stoffa ed è lunga circa 60 cm.

E' stata realizzata da me a mano, quindi è un modello unico!

venerdì 9 luglio 2010

Blog Candy


La passione per la cucina mi accompagna da diversi anni, ma non è la sola a spingere i miei passi verso una vena creativa che delinea i contorni della mia famiglia.
Avevo forse cinque anni e già tenevo l'ago in mano, cucivo i vestitini per le mie bambole e con il tempo ho imparato a cucirli anche per me stessa... mia madre, è lei che ha questa dote nelle mani e che mi sistema i vestiti quindi in verità negli anni ho rimodellato la mia voglia di tenere l'ago in mano e mi sono data agli accessori: borse in particolare.

Da qualche giorno mi è venuto in mente che un Blog Candy non sarebbe stato male per me, novellina in questo mondo di blog, per conoscere e farmi conoscere da nuove persone così ho pensato subito che potevo unire due dei miei amori, cucina e cucito... in una borsa che ha attinenza con il cibo, ma che si indossa e che ho battezzato "Borsa Anguria".

Partecipare è semplice basta seguire poche regole, la borsa verrà sorteggiata tra tutti i partecipanti il giorno dopo la data di scadenza, a me resterà solo il piacere di sapere che qualcuno indossa un mio regalo e una mia creazione "Pecorella di Marzapane Moda"


Regole se hai un blog:
1)inserisci il banner, comprensivo del link a questo mio post, del Blog Candy in homepage e tienilo fino alla data di scadenza.
2)scrivi un commeno al post dove mi chiedi appunto di partecipare
Regole se non hai un blog:
1)inviami tramite e-mail (pecorelladimarzapane@gmail.com) la richiesta di partecipazione, riceverai da me un numero progressivo
2)Torna qui e inserisci un commento dove citi il tuo nome e il numero progressivo che hai ricevuto da me tramite e-mail

Il numero progressivo verrà da me attribuito in ordine di adesione e sarà lo stesso numero che a seguito di estrazione vi permetterà di vincere.
Chiaramente, solo se vi fa piacere, sarei lieta se deciderete di sostenermi come lettori del blog.


NOTA: fa fede il numero progressivo citato nell'elenco sottostante che verrà da me aggiornato periodicamente.

Il banner è questo:


La data di scadenza è il 15 di Agosto 2010 alle ore 24,00


Conto vivamente sul vostro passaparola, tanti più saranno i partecipanti tanto più eccitante sarà essere estratti dalla sorte ^.*


I partecipanti all'estrazione:

1.Silvia
2.terry982
3.Fabiola
4.ornella
5.unfilodolio – Meg
6.Fata Azzurra
7.Valentina
8.Babi
9.Betsabè
10.Nereashop
11.dolci a ...gogo!!!
12.Antonella (contatto via e-mail)
13.Nel cuore dei sapori
14.maria luisa
15.Soribel
16.Sayuri
17.Dany_DoLcEzZeCrEaTiVe
18.Chiara C. (contatto via e-mail)
19.RI.tor.TA
20.coccinelle
21.La mansarda delle idee
22.Jennifer (contatto via e-mail)
23.i Bibetti
24.Moka
25.Gabry
26.Balubina69
27.maris
28.Valentina
29.Fabienne C
30.Sara
31.Anna (condiviso su fb)
32.Micaela (contatto via e-mail)
33.Giusy (contatto via e-mail)
34.Francesco (contatto via e-mail)
35.Valeria (alias champignon!)
36.Memole
37.La Fata Giopi
38.MEry
39.majy
40.Cristina
41.barbara
42.FascinationStreet
43.Francesca T. (contatto via mail)
44.Francesca (contatto via mail)
45.Serena
46.DarkFee
47.Crysania
48.Antonietta susu (contatto via mail)
49.ilcucininobianco
50.Rosa-kreattiva
51.Yaya
52.Sara
53.Country life
54.Mimì
55.Angela
56.Valeria
57.Adriana M (contatto via mail)
58.Zucchero e Farina

giovedì 8 luglio 2010

Calzone e Pizza con il cornicione ripieno di ricotta


Ammetto che non si può competere con il magico gusto della pizza di Napoli, Pellone, la trattoria Cilea, Michele, Boccuccia di rosa a Pozzuoli, sono alcune di quelle che nomino sempre e che mi hanno fatto comprendere il perché un Napoletano espiantato dalla sua terra quasi si rifiuta di mangiare altrove pizza e mozzarella: lì queste due cose si sposano nel regalare l’apice massimo del gusto, dell’appagamento a tavola.
Oggi la mia dolce metà può regalarsi a pranzo una vera pizza ed io nell’invidiarlo un po’, nel fargli sapere che mi manca tanto, io sull’isola e lui sul continente, voglio ricordargli che quella che gli faccio a casa è grandiosa lo stesso ed è sicuramente ricca d’amore.

La pizza nella casetta di marzapane si mangia così:


Ingredienti sufficienti per 2 pizze grandi e 1 calzone:
300 gr. di Farina OO (+ quella necessaria per la spianatoia)
200 gr. di Semola rimacinata di grano duro
7 gr. di Lievito secco
7 gr. di Zucchero di canna
350 ml di Acqua tiepida
½ cucchiaio di sale
2 cucchiai di Olio evo

Il condimento:
300 gr. di Salsa pronta di pomodoro ciliegino
50 gr. di Caciocavallo grattugiato
200 gr. di Prosciutto cotto senza conservanti
150 gr. di formaggio Primosale
300 gr. di Ricotta

Procedimento:
Sulla spianatoia miscelare le due farine e aggiungere il sale, miscelare nuovamente. In una tazza riscaldare l’acqua e versarvi dentro il lievito di birra secco e lo zucchero di canna, amalgamare e lasciar riposare per qualche minuto. Raccogliere le farine a formare un cumulo e praticare al centro un buco qui versare lentamente il contenuto della tazza e i due cucchiai di olio evo. Iniziare a lavorare l’impasto fino a completo assorbimento del liquido e aiutandosi, se serve, con altra farina distribuita sulla spianatoia. Lavorare bene e lungo, fin quando la pasta risulterà elastica e asciutta, quindi formare una palla che disporremo dentro un contenitore. Praticare sulla superficie della pasta raccolta a palla un taglio a croce, cospargere di altra farina, coprire e lasciare lievitare per circa tre ore. Durante la lievitazione l’impasto deve almeno raddoppiare di volume.
Ungere una teglia, raccogliere una porzione di impasto adeguata e distenderla, aiutandosi con le mani a loro volta unte, su tutta la superficie della placca. A circa un centimetro dal bordo sistemare piccole quantità di ricotta e risvoltare lo stesso bordo dell’impasto per coprire il giro di ricotta: avremo così ottenuto il cornicione ripieno. Versare sulla pizza stesa due o tre cucchiai di salsa, insaporire questa con caciocavallo grattugiato e se gradito anche origano, infornare la base della pizza in forno caldissimo (almeno 200°C) per circa 10 minuti. Ritirare la base della pizza precotta e terminare di condire con cubetti di primosale e ciuffi di prosciutto cotto, ripassare in forno per il tempo necessario al formaggio di fondersi (circa 5 minuti). Il calzone segue un procedimento analogo: stenderemo la base della pizza ne copriremo metà con il condimento, utilizzeremo l’altra metà come copertura, chiuderemo bene i bordi, verseremo sul calzone della salsa e dei cubetti di formaggio e inforneremo a 200/220°C per circa 15 minuti.

martedì 6 luglio 2010

Trippa (falsa) di uova


…o come si chiama in casa nostra “Trippata di uova”. Considerato che le frattaglie a me non piacciono per partito preso, mi impressionano già alla vista, per ovviare alla richiesta di trippa mi sono industriata in questa maniera.
È una chiara imitazione, per me anche migliore dell’originale, ma così buona che vale la pena di concedersi alla frittura una volta tanto.

Ingredienti:
Per 6 uova
3 cucchiai abbondanti di Parmigiano grattugiato
1 spicchio d’Aglio
1 tubetto di doppio concentrato di Pomodoro (135 gr.)
2 filetti d’Acciuga
1 bicchiere di Acqua
1 pizzico di Bicarbonato
1 pizzico di Origano
Sale e Pepe
Olio per friggere (meglio se olio evo)


Procedimento:
Con l’ausilio di una frusta manuale sbattere energicamente le uova fino a farle divenire lievemente spumose, aggiungere il parmigiano grattugiato e amalgamare bene. In una padella antiaderente scaldare dell’olio, non troppo abbondante deve coprire appena il fondo della padella, e iniziare a friggere le frittelle. Con il cucchiaio portare in padella una piccola quantità di composto per volta e tentare di dare una forma allungata alle frittelle che dovranno essere sottili, leggere e appena dorate su entrambi i lati. Continuare con questa operazione fino a completamento e scolare le frittelle su carta assorbente.
Se avete usato olio evo per friggere, sul residuo di olio in padella, dopo aver ultimato la frittura delle omelette, far saltare uno spicchio d’aglio e insaporire l’olio con i filetti di acciuga. Appena l’aglio risulterà dorato, allontanarlo dalla padella e versare nell’olio bollente il concentrato di pomodoro, diluire con il bicchiere d’acqua, salare e pepare. Quando il sugo raggiungerà il bollore, aggiustare di sale e pepe e addolcire con un pizzico di bicarbonato che serve a smorzare l’acidità del sugo. Cuocere il sughetto per una decina di minuti quindi spegnere il fuoco e lasciar riposare, nel frattempo tagliare le frittelle a listarelle spesse un paio di centimetri, proprio ad imitare la forma che si dà alla trippa. Passare le listarelle di uovo in padella, amalgamare con il sugo e guarnire con una manciata di origano e del parmigiano grattugiato.

lunedì 5 luglio 2010

Peperoni a contorno


Da sempre la mia famiglia conosce la mia passione per ciò che si può realizzare stando ai fornelli, così mia madre nell'appurare di questo mio blog, di tutte le novità culinarie apportate di recente nello svecchiare certe ricette, nel rimirare tutta la gamma di quegli utensili di cui sconosceva l'esistenza, di certo non si è stupita anzi tutt'altro. Mi spinge quasi a proporre tutto ciò che passa dalla mia tavola, anche se trattasi di semplicissimi piatti della tradizione comune e con la sua voce candida, quasi da bimba incuriosita e festante, mi domanda spesso "hai fatto la foto?" quando le porto qual'cosa di pronto da gustare. Ieri mattina ha preparato lei il pranzo della domenica invitando me e mio marito a casa da loro... come contorno una armonia di colori: giallo, verde, rosso e peperoni.
Appena metto piede in cucina mi chiede "le fai le foto ai miei peperoni?", come dirle di no!?

Così questi peperoni a contorno ammetto che sono stati per me solo goduria di palato, non ho faticato io in cucina per poterli mangiare. Sarà per ringraziarla di ciò, sarà perchè vorrei per questa volta rendere protagonista di un contest un piatto preparato da mia madre, in ogni caso osservando la foto che segue mi è venuto spontaneo associare due idee: il rosso imperante e maestoso ed una raccolta di cui avevo letto qualche giorno fa e che torna a frullarmi per la testa, Something red il titolo.Parteciperò alla raccolta con questa foto e con la speranza che il "rosso" da me scelto racconti di coccole materne e odori invitanti di campi, di mani sapienti, di cuoche che allevano cuoche:
Il mio Red

Ingredienti:
6 grossi Peperoni misti
Sale grosso e Pepe nero appena macinato
Aceto di vino bianco e Olio evo
Menta fresca

Procedimento:
Accendere il forno e preriscaldare a 170°C. Lavare accuratamente i peperoni, asciugarli e disporli in una teglia, o placca da forno leggermente unta, cospargerli di sale grosso e infornare. Cuocere per circa 40 minuti, rigirando di tanto in tanto.
A cottura ultimata lasciare che i peperoni raffreddino tanto da poterli manipolare, pelarli, tagliare via il cappello e eliminare tutti i semi che sono presenti all'interno. Ridurre i peperoni a listarelle e porli in una capiente ciotola dove procederemo a condirli con olio extravergine d'oliva, aceto (se preferite usate dell'aceto balsamico), pepe nero macinato fresco e se necessario regolare di sale. Insaporire con foglie di menta, mescolare e lasciar raffreddare del tutto prima di servire.


...questa ricetta ha partecipato ad un contest per saperne di più clicca QUI

giovedì 1 luglio 2010

Le zucchine ripiene... hanno più spessore!


Unica consolazione, ieri sera, le zucchine ripiene pronte ad esser mangiate in una nottata allucinata, pronte a dimostrare che con il loro ripieno hanno maggior spessore… d’un film? Si, ma non solo.
Il preambolo di questa mia avventura va ricondotto a certi biglietti sconto per alcune sale cinematografiche della città di Palermo: due biglietti, quattro cinema dove poterli presentare, una scadenza ovvero quella del 30 di Giugno.
Un cinema tra quelli da scegliere portava chiusura per ferie, due di loro non avevano pellicole in programmazione e l’unico rimanente proiettava una prima visione.
Potevamo scegliere tra buttare i biglietti sconto, vero è che ci siamo ridotto all’ultima serata utile per poterli usare, oppure andare alla prima visione di “twilight eclipse” e abbiamo follemente optato per questa seconda scelta.
Alle venti e trenta e con la speranza che non ci fosse calca, ci siamo ritrovati in una bolgia infernale di ragazzine ciarlanti, gocce di sudore e di stupore, incredulità dipinta sui pochi volti adulti. Non me lo aspettavo, sono stata giovane pur io – lo sono ancora adesso – ma mai così esaltata da destinare la mia ugola al nulla. Mio marito, occhi sgranati e vergogna dipinta sul volto, tentava di farsi piccolo nei suoi quasi due metri di altezza ed io a bocca spalancata assaporavo uno spaccato di vita.
I quattordicenni di oggi sono una generazione diversa, fatta di cellulari squillanti al cinema, di videogiochi accesi durante una proiezione al cinema, di urla al cinema, di esaltazione al cinema, potrei continuare per ore... e l’educazione? Il sapersi rapportare al luogo? La comprensione di una parola: rispetto?
Dopo i primi fotogrammi, un applauso, dopo un primo bacio, urla, dopo la visione di un torso nudo… il delirio.
Ma la cosa che mi fa stare peggio, oltre al pensiero che lo spessore culturale sembra assumere la consistenza della carta velina, è la reazione a cui mi hanno indotta: pensavo come mio padre, parlavo come mio padre di gioventù sventurata e di istituto correzionale (alias riformatorio inteso come luogo dove perpetrare un riadattamento alla morale comune, all’educazione ormai defunta) come soluzione. Le mie parole dettate dall’esasperazione, la stessa di quelle voci da adulto che di tanto in tanto si levavano con un “shhhhh, silenzio” avendo perso parte dei dialoghi tra quelle urla, suoneranno forse troppo dure e perciò spero di non offendere la sensibilità di nessuno, ma non costringetemi al silenzio avevo troppa voglia di raccontare questa follia vissuta.

Tornando alla consolazione, direi che lo spessore di quel ripieno per le mie zucchine mi ha convinto davvero molto di più.


Ingredienti:
1 kg di Zucchine
2 Cipollotti scalogno
300 gr. di Macinato di carne bovina
100 ml di Besciamella
2 Pomodori maturi
2 cucchiai di Caciocavallo grattugiato
150 gr. di Pangrattato
Sale, pepe, noce moscata, cannella
Olio evo

Procedimento:
Lavare le zucchine, privarle delle punte e tagliarle a metà quindi sbollentarle in acqua salata per dieci minuti. Recuperare le zucchine con una schiumarola e attendere che si raffreddino per svuotarle della polpa. Otterremo da una parte le zucchine vuote e a forma di barchetta, dall’altra la polpa di queste che verrà messa da parte e usata per la farcia.
In una larga padella passare i cipollotti scalogno affettati e un cucchiaio abbondante di olio extravergine di oliva, far rosolare e appena la cipolla si sarà imbiondita aggiungere il macinato, girare e lasciar scottare la carne per qualche minuto. Aggiungere ancora in padella la polpa delle zucchine, i pomodori sminuzzati e la besciamella, girare bene il tutto e regolare di sale, pepe, una grattugiata di noce moscata e un pizzico di cannella. Continuare la cottura a fuoco moderato per altri cinque minuti.
La farcia è quasi pronta, basterà trasferirla in una terrina e, dopo averla fatta raffreddare, terminarla con il pangrattato e il caciocavallo grattugiato.
Ungere una teglia da forno e scaldare questo a 180°C. Farcire le barchette di zucchina con il condimento e sistemarle nella teglia unta, continuare fino a esaurimento degli ingredienti. Prima di infornare spolverizzare la superficie delle zucchine con del caciocavallo grattugiato e irrorare con un filo d’olio evo. Cuocere per 30 minuti e servire tiepide o fredde.